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L'ITALIA E LE IDENTITA' MEDITERRANEE

L'avanzata età, ho già superato la soglia dei 99 anni, e le attuali mie condizioni di salute mi impediscono, mio malgrado, di prendere parte all'incontro così opportunamente promosso dalla Associazione Identità Mediterranee, del cui comitato onorario mi è gradito di far parte. E però affido alla carta quanto avrei desiderato esporre alla gioventù convocata in Greci, mia città natale.
Le mie pluriennali attività accademiche, scientifiche, professionali e parlamentari, europee e mondiali, dal 1932 al 2011, mi hanno consentito di guardare un palcoscenico sul quale quotidianamente si recitail discorso di inclusione ed esclusione di gruppi sociali differenti e delle loro pratiche:gruppi sociali che, in tempo di globalizzazione, tendono ad intrecciarsiad un livello di intensità sempre maggiore, sino ad arrivare che gli "altri" non sono "altrove". Questi gruppi sociali costituiscono delle comunità portatrici di una propria cultura intesa come patrimonio comune di conoscenze e nozioni, di istruzione e sapere, ma soprattutto come insieme di valori tradizionali o attuali che caratterizzano la identità della comunità stessa.
Le fonti identitarie, o come si usa dire, le radici sono molteplici e composite. Qui giova evocare una immagine osservando la natura. Svellando dalla terra un piccolo arbusto si rileva che ha molte piccole radici.Il cipresso, invece, ne ha una sola, uno spuntone che affonda in profondità nel terreno.
Le culture sono come gli arbusti: hanno molte radici.
E' unilaterale e riduttivo prendere una di quelle radici ed ingigantirla fino ad annientare le altre. Le culture umane non somigliano ad un cipresso.Più una quercia ha radici profonde, più la sua vetta è alta ed apre lo sguardo ad un orizzonte più vasto. La natura ha imposto al nostro Paese, l'Italia, un rapporto speciale con il Mediterraneo, nel quale è immerso tra le due porte di accesso, Gibilterra e Suez: bacino interno che è stato, sempre per ragioni fisiche, l'ambiente che nei millenni ha favorito, più che altrove, il continuo rinnovarsi della costante creatività dell'uomo civile.
Non vi è dubbio che questo fenomeno storico di una civiltà che, ininterrottamente, ha manifestato la sua vitalità dai primordi della storia, ha trovato più volte il suo centro irradiatore nella nostra penisola. Lo è stato con Roma e il suo Impero; lo è stato con Venezia e la sua potenza cocmmerciale di ponet tra oriente e Occidente; lo è stato col Rinascimento e il suo trionfo culturale; lo è stato con la sede di Pietro e il Cristianesimo.

Di qui il fiorire di identità varie che, col carico del loro rispettivo passato, hanno finito di farsi sentire affratellate da una comune visione della vita e del mondo.
Nel mio lunghissimo peregrinare nelle comunità mediterranee ho avuto occasione di incontrare, ripetutamente, francesi, spagnoli, portoghesi, svizzeri, austriaci, rumeni, ungheresi, greci, profughi d'Istria e Dalmazia. Con tutti era come se ci fossimo conosciuti da tempo, come se parlassimo la stessa lingua, come se nulla, nessuna guerra civile, ci avesse diviso in duemila anni di storia; e ogn incontro rappresentava un incontro con la felicità, con la speranza di un futuro costruito e vissuto insieme.
La comunità albanese rappresenta in Italia una popolazione complessiva di circa 70.000 persone. La data dei primi insediamenti albanesi in Calabria si fa risalire alla fine del 1300. Dopo l'invasione dell'Albania da parte dei Turchi, ebbe luogo una emigrazione di massa che moltiplicò le località popolate da albanesi non solo in Calabria ma anche in altre zone, ivi compresa la città di Greci. Le popolazioni di origine albanesi, pur conservando la loro lingua e i loro costumi, si sono integrate completamente nella società meridionale ed hanno dato un contributo importante nella storia del Mezzogiorno, specie nel periodo risorgimentale.
Guardando all'oggi, possiamo dire che l'Italia nel Mediterraneo, nonostante la sistematica destabilizzazione nell'area e i gravi pericoli che incombono nel bacino mediterraneo, si è trovata al centro di espressioni umane che abbiamo saputo mediare, filtrare, amalgamare, dando vita a quel patrimonio di culture e di spirito che l'Europa marittima ha poi irradiato attorno a sè nel mondo
Il Mediterraneo ha bisogno dell'Europa come l'Europa ha bisogno del Mediterraneo. E' Una questione di complementarietà, che comporta indipendenza, stabilità, sicurezza e progresso civile, nella collaborazione di tutti.
Senatore Giuseppe Vedovato
Roma, 28 Aprile 2011